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ORLANDO FURIOSO
1974, regia di Luca Ronconi
Scheda: Nazione: Italia - Produzione: Rai NOC - Distribuzione: Inc - Soggetto (dall'omonimo poema di Ludovico Ariosto): Ennio De Concini, Giorgio Graziosi - Sceneggiatura: Luca Ronconi, Edoardo Sanguineti - Fotografia: Vittorio Storaro, Arturo Zavattini - Montaggio: Pipo Giomini - Scenografia: Pierluigi Pizzi - Costumi: Pierluigi Pizzi - Musiche: Giancarlo Chiaramello - Formato: Panoramica Technicolor - Durata: 113'.
Cast: Massimo Foschi, Edmonda Aldini, Luigi Diberti, Paola Gassman, Sergio Nicolai, Giacomo Piperno, Carlo Valli, Enzo Garinei, Mariangela Melato, Carlo Montanaro, Ottavia Piccolo, Michele Placido, Vittorio Sanipoli, Marilù Tolo.
Trama e commenti: cinematografo.it
- kataweb.it
- premio-europa.org
- mymovies.it: «Sceneggiato
TV di 293 minuti in 5 puntate fu presentato al Teatro Comunale di Ferrara in
occasione delle celebrazioni del 5° centenario della nascita di Ludovico
Ariosto (1474-1533), proiettato senza successo nelle sale cinematografiche in
un'edizione di 113 minuti (2° e 5° episodio) nel dicembre 1974, mandato in
onda ogni domenica alle 20.45 dal 16 febbraio 1975 in bianconero, e mai più
trasmesso. Tratto dal poema (1516-32) di L. Ariosto e derivato dal celebre
spettacolo-happening che fu messo in scena da Ronconi nel 1969 al Festival dei
Due Mondi di Spoleto, è sceneggiato dal regista con Edoardo Sanguineti e si
avvale dell'apporto di Pierluigi Pizzi (scene e costumi), Vittorio Storaro e
Arturo Zavattini (fotografia), Giancarlo Chiaramello (musiche). Ebbe in TV un
ascolto medio di 9 milioni di spettatori sul Programma Nazionale e un basso
indice di gradimento (36 su 100). Fu generalmente accolto bene dai critici
televisivi e con forti dissensi dagli intellettuali di turno che scesero in
campo dopo averne vista una puntata, al massimo due. Da uno spettacolo che era
una tumultuosa festa popolare, oltre che un'esibizione di teatranti scatenati,
Ronconi ha cavato un audiovisivo che per alcuni versi è di segno opposto alla
versione teatrale, pur conservandone la coniugazione di ironia e straniamento,
la rottura delle tradizionali logiche espositive e narrative, l'audacia delle
sperimentazioni registiche. Il fantastico vagabondaggio dei personaggi
ariosteschi è chiuso in saloni, scale, soffitte e cortili del Palazzo Farnese
di Caprarola (VT) o, in misura minore, delle Terme di Caracalla, trasformati in
un arsenale di macchine, sorprese scenotecniche, carrelli invisibili che
trasportano gli attori. Tra le due tendenze primigenie del cinema – la
realistica (Lumière) e la fantastica (Méliès) – Ronconi ha scelto la
seconda, in coerenza con l'Ariosto e la propria poetica. Tutto funziona
benissimo (quasi sempre) nella visualità e nel silenzio. Quando interviene la
parola...».
Da un serie tv in cinque puntate.