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                   Il castello delle ombre   Recensioni, articoli, saggi sui film sul Medioevo o di "atmosfera" medievale     a cura di Vito Attolini

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Gaetano Pellecchia

   

Svolgere alcune riflessioni sui film di Ejzenštejn vuol dire affiancare alla visione delle pellicole la lettura degli scritti del regista. A sua volta, Ejzenštejn č stato oggetto di studi numerosi e importanti. Anche il tema sul quale ci si intende soffermare - l'uso del bianco e del nero in Aleksandr Nevskij - č stato oggetto di numerosi lavori. Avere la possibilitā di accedere a tali lavori č veramente difficile per chi vive a Bari. Di conseguenza, queste riflessioni corrono il duplice rischio di apparire anguste e dejā vu. Appare d'obbligo scusarsi fin da ora. 

Si ritengono necessarie alcune precisazioni iniziali. Secondo Ejzenštejn, ogni elemento espressivo che contribuisce alla realizzazione di un film č portatore di significato, sia in quanto tale sia perché frutto di una scelta voluta dal regista. Questo vale per la musica, il sonoro, il colore, ecc.. Ogni colore, ogni tonalitā deve avere, in un film, una forte caratterizzazione tematica. In secondo luogo, Ejzenštejn sottolinea che deve essere il regista (in quanto artista) a saper proporre ("educare") allo spettatore il significato che egli intende dare ai colori che appaiono in un film e, di conseguenza, all'intero film. č il caso, appunto, dell'Aleksandr Nevskij, a proposito del quale Ejzenštejn afferma che se convenzionalmente si attribuisce al bianco il significato dell'innocenza, il regista propone allo spettatore un significato opposto, negativo, facendo identificare con il bianco i cavalieri teutoni e le loro azioni. I russi, invece, sono rappresentati con le diverse tonalitā di grigio, colore cui convenzionalmente viene attribuito un significato negativo, soprattutto alle sue tonalitā pių scure. In questo modo, Ejzenštejn ha proposto un asoluzione formale in cui i significati normalmente attribuiti al bianco ed al nero (tonalitā di grigio) sono capovolti. Il bianco rappresenta la parte negativa e, in quanto monocromo, una massa di uniformi; le tonalitā di grigio, invece, la parte positiva e, in quanto policrome, la massa di individui (il popolo). Va infine tenuto presente il contesto politico e culturale in cui fu realizzato l'Aleksandr Nevskij. Il film fu girato nel 1938. Una tensione crescente caratterizzava le relazioni internazionali, con la Germania nazista che ormai non nascondeva pių i propri obiettivi espansionistici e di dominio. Stalin, finita la stagione dei "grandi processi" controllava saldamente l'Unione Sovietica. L'anno successivo a quello in cui fu girato il Nevskij fu anche quello dell'accordo Molotov-von Ribbentrop. Il film di Ejzenštejn farā le spese di tale accordo. Infatti, pur avendo un soggetto nazionalista e antitedesco, non venne proiettato nelle sale per circa 18 mesi perché non ritenuto opportuno dal regime staliniano.

Si č sempre insistito, analizzando l'Aleksandr Nevskij, sull'uso fortemente caratterizzante del bianco e del nero. Giova ricordare che il film č in bianco e nero o, pių correttamente, in scala di grigio. I russi ed i teutoni sono caratterizzati, rispettivamente, dalle diverse tonalitā del grigio e dal bianco. L'inversione di significato convenzionalmente attribuita ai due colori č evidente. Si veda quanto teorizzato da Ejzenštejn in proposito e riportato nelle righe precedenti.

Si consideri, ora, il significato  attribuito dal regista ai colori bianco e nero (tonalitā di grigio) nel corso del film. Il film si apre con un'inquadratura dall'inequivocabile significato di morte: scheletri bianchissimi sparsi sulla brulla terra. Ejzenštejn attribuisce al bianco un significato opposto a quello normalmente accettato. Nelle sequenze successive, invece, ai Mongoli, in grigio scuro, si contrappongono i russi, in bianco. Tale contrapposizione assume un duplice significato. Il primo č tematico e risente della temperie politica e culturale del periodo in cui il film č stato girato. Infatti, i pescatori russi rappresentano la "nuova Russia": giovane, laboriosa e orgogliosamente proiettata nel futuro; lo stesso Aleksandr Nevskij indossa un abito in cui il bianco predomina. I Mongoli rappresentano il passato barbarico, dell'uomo sottomesso all'uomo. Essi portano prigionieri vestiti di bianco e un loro soldato si stende  a pancia in terra per far salire il suo capo sulla carrozza trainata da uomini. Il secondo aspetto č di tipo formale - va ricordato che ogni elemento formale č comunque portatore di significato - in cui il bianco ed il nero vengono usati nei loro significati convenzionali.

       

Il bianco ed il nero sono usati nel loro significato convenzionale anche quando un reduce dall'assedio di Pskov annuncia, in toni cupi, l'incombente minaccia dei cavalieri teutoni. Il reduce, contraddistinto dal colore scuro, tiene il suo discorso sulla piazza di Novgorod, sullo sfondo vi sono le bianche mura della chiesa principale della cittā. Non č da sottovalutare, questo aspetto delle mura. Spesso, infatti compaiono le mura di Novgorod, anch'esse bianchissime, che, pure ed  innocenti, simbolo della Russia che resiste, rischiano di essere assediate. Ma č da sottolineare che in questa parte del film si incontrano due diverse utilizzazioni del bianco e del nero.

Nella pellicola, come si č visto, ai russi sono associate le diverse tonalitā del grigio. Tale scelta cromatica č stata voluta da Ejzenštejn per rappresentare l'eterogeneitā del popolo russo. Ora, nella piazza di Novgorod si succedono diversi oratori, tutti vestiti di scuro. il significato č evidente: si tratta del popolo russo che, democraticamente, dibatte sulle scelte da compiere. Ma solo quando a prendere la parola č un oratore favorevole ai teutoni il significato del bianco e del nero č quello convenzionale. Quest'ultimo, infatti, č un traditore, un russo che č passato dalla parte del nemico. Successivamente, anche altri russi, vestiti di nero e rappresentanti dei diversi gruppi sociali della cittā, prenderanno la parola su una torre della piazza. Ma qui il significato č quello inverso voluto dal regista. I suddetti oratori si pronunciano contro i teutoni. Dunque, il loro grigio (ed il loro nero) č quello voluto dal regista: rappresentare il popolo russo.

Le sequenze della battaglia sul lago ghiacciato sono il nucleo del film. Esse possono essere tranquillamente lette secondo la valenza semantica inversa loro attribuita da Ejzenštejn, cui si č fatto cenno in apertura di questo scritto. Non sarā il caso di insistervi: č una battaglia (oltre che una lezione di regia) in cui il nero "dilaga" e batte il bianco. Va perō notato che nella sequenza finale di tale battaglia si assiste ad un ennesimo mutamento di significato attribuito al bianco ed alle tonalitā di grigio: da quello "inverso", proposto dal regista, a quello convenzionale. Infatti, il ghiaccio si rompe ed appaiono le acque scure del lago in cui sprofondano i cavalieri teutoni. Le tenebre e la morte "risucchiano" i personaggi negativi: l'ordine semantico convenzionalmente accettato viene ristabilito.

In ogni caso, l'uso del bianco e del nero, sia che venga usato nel suo significato convenzionale sia in quello opposto, č comunque netto, identifica determinati personaggi e/o sequenze. Tranne in un caso: Buslai, un cavaliere russo cui Ejzenštejn ha attribuito un carattere allegro e giocoso, ulteriormente evidenziato dall'abito fantasioso che indossa . Durante la battaglia, egli si traveste da cavaliere teutone. Ora, in una sequenza in cui i parametri cromatici sono netti e funzionali ad una precisa identificazione dei combattenti, Buslai confonde le carte in tavola. Tale rovesciamento č possibile in virtų del carattere giocoso di Buslai. Il comico sembra confermarsi, ancora una volta, elemento "carnevalesco", sovvertitore della realtā e delle convenzioni.

Da queste annotazioni, si evince che č il regista a condurre il gioco: č Ejzenštejn a stabilire la convenzionalitā o meno dei significati da attribuire alle scelte cromatiche. 

Un'ultima considerazione. L'intenso lavoro svolto da Ejzenštejn sui rapporti tra elementi formali e temi del film investe, inevitabilmente, l'immagine di medioevo che scaturisce dall'Aleksandr Nevskij. Anche se questo tema meriterebbe una trattazione a parte, in questa sede si evidenzia che i significati attribuiti da Ejzenštejn al bianco ed al nero (o tonalitā di grigio) per sottolineare la contrapposizione fra diverse societā medievali producono un immagine di Medioevo poco convenzionale. č un Medioevo in cui coesistono la "minaccia barbarica" sempre presente (i Mongoli), la societā militar-feudale (i cavalieri teutoni) ed una societā, quella russa, variamente articolata.

Un'immagine pių convenzionale di Medioevo la offre un secondo aspetto: l'etā medievale č l'"etā di fondazione" della nazione russa. In questo caso, gli elementi formali, il bianco puro e "aurorale" dei pescatori nelle sequenze e iniziali, il discorso di Aleksandr Nevskij ai Mongoli, hanno poca incidenza. Ad essere determinante č la scelta di un soggetto cinematografico conforme al contesto politico e culturale dell'Unione Sovietica del 1938.

   

MEDIOEVO RUSSO: Aldo G. MARTURANO, Alessandro Nevskii. La battaglia del Ghiaccio (1242)

  

   

Š2002 Gaetano Pellecchia

  


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