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                              Seconda visione   Recensioni, articoli, saggi sui film sul Medioevo o di "atmosfera" medievale   a c. di G. Pellecchia

 

 

 

   

Nel cinema di ambientazione medievale (almeno di quello europeo e americano) il musulmano (“arabo”) rappresentato è spesso quello della cultura diffusa: astuto (l’”astuzia levantina”) e saggio. Si può forse ipotizzare che le origini di questo stereotipo stiano nel fatto che il fedele islamico è tenuto a conoscere il Corano e ad applicarlo quotidianamente, anche facendo ricorso al ragionamento analogico (qiyās) qualora non sia possibile stabilire una questione sulla base delle fonti tradizionali. Vi è poi da considerare la fama che circondava Saladino, ritenuto politico saggio, uomo liberale - nel senso medievale di “liberalità”,  per cui Dante lo mise nel limbo - e cortese. In ogni caso, questa figura si ritrova in tre film di matrice hollywoodiana destinati ad un pubblico il più vasto possibile: Riccardo Cuor di Leone (di David Butler, 1954), Robin Hood principe dei ladri ( Kevin Kostner, 1989), Le crociate (Ridley Scott, 2004).

Nel Riccardo Cuor di Leone di Butler, l’arabo saggio si identifica con Saladino (Salah ad- Din), interpretato da Rex Harrison, star della commedia americana. Il film è tratto dal romanzo Il talismano, di Walter Scott.

Saladino è l’arabo astuto, intelligente, saggio, che fa suoi gli ideali della cavalleria, applicandoli con coerenza. A fronte c’è il campo cristiano di re Riccardo (Cuor di leone), comandante dell’esercito crociato, uomo spontaneo e generoso, attorniato da alleati infidi e complottardi. La contrapposizione “etica” fra Riccardo III e i suoi alleati risalta ulteriormente se si presta attenzione al titolo originale del film: King Richard and the Crusades, cioè Riccardo III e i crociati, dove la “e” non è congiunzione ma endiadi, opposizione fra due termini. Saladino, dunque, sotto mentite spoglie, va a Londra per conoscere l’”occidente” e apprendere gli ideali della cavalleria. Gli capita pure di innamorarsi della cugina di Riccardo III. Gli ideali cavallereschi (sempre uniti ad astuzia e saggezza) sono un costante punto di riferimento per Saladino, e lo dimostra durante la crociata guidata da Riccardo III. Saladino, infatti, si finge medico inviato da sé medesimo al campo crociato per guarire  Riccardo III e poi sfidarlo a singolar tenzone per decidere le sorti della guerra. La sua permanenza al campo crociato è, in realtà, un espediente per corteggiare la cugina del re conosciuta a Londra, a sua volta innamorata ( ricambiata) di sir Kenneth, nobile cavaliere scozzese. A Saladino tocca salvare Kenneth, vittima di un complotto, da morte sicura per mano di Riccardo III. Durante le movimentate sequenze finali, Saladino esibisce saggezza, abilità e coraggio, ma soprattutto lealtà.

Nel film la differenza fra Oriente e Occidente è costantemente rimarcata, ma c’è un punto sul quale tutti sembrano trovare accordo: la cavalleria. Beninteso, l’ideale cavalleresco di questo film è quello di natura letteraria e ariostesca: «le donne, i cavallier, l’arme, gli amori,/le cortesie, l’audaci imprese io canto…». A questo ideale di cavalleria si ispirano sia principi crociati che Saladino, quest’ultimo mettendolo veramente in pratica. La cavalleria è qui un possibile terreno di incontro, un orizzonte di valori condivisi in cui collocarsi, al quale, però, vengono meno soprattutto i cristiani.

Va inoltre notato che il film, girato nel 1954,  risente del fenomeno di decolonizzazione allora in atto. Le colonie europee vanno acquisendo rapidamente indipendenza e sovranità. Il mondo ritenuto “inferiore” si colloca sullo stesso piano dei loro dominatori. Eppure, nella mentalità comune europea (occidentale) resta un alone di superiorità. è possibile rinvenire questo alone  negli ideali cavallereschi del film di Butler, dove la cavalleria, forma di civiltà superiore, è originaria del mondo cristiano e occidentale, e Saladino si reca a Londra in una sorta di “pellegrinaggio laico” per apprenderne i valori. Da questo punto di vista, gli intrighi, gli inganni e le bassezze dei cavalieri cristiani sono condannati come un venir meno alla propria cultura di origine che, al contrario, tanta ammirazione riscuote nel mondo islamico.  Inoltre è possibile spiegare il civilissimo e simpaticissimo Saladino di questo film sia con il contesto di decolonizzazione – vulgo: “quelli del terzo mondo sono come noi” – sia con il fatto che ad interpretarlo è Rex Harrison, che nello star system hollywodiano è attore brillante e positivo per eccellenza.

 

Nel film di Kostner, invece, è la razionalità a potersi configurare come terreno d’incontro fra mondo cristiano e mondo musulmano. Robin di Locksfield (Robin Hood) torna in Inghilterra dalla crociata insieme ad un islamico di colore. Sarà proprio quest’ultimo ad aiutare Robin nelle imprese che tutti conoscono, oltre che in qualcun’altra inventata di sana pianta per questo film. L’arabo è qui il fratello maggiore di Robin: più forte, più esperto e, soprattutto, ironico e saggio, di una saggezza razionale. Ragionando continuamente sugli uomini, sulle loro azioni e passioni, comportandosi con molto buon senso (è questa la razionalità del film) e umanità, egli dimostra la superiorità della sua cultura, risultando decisivo in alcuni momenti della storia e non mancando mai di sottolineare gli aspetti irrazionali degli occidentali. Significativa, in proposito, è la presenza di una strega (personificazione per eccellenza dell’irrazionale) che lo stesso arabo ucciderà. Anche in questo caso, solo una parte dei cristiani mostra di condividere il valore della razionalità, che, come si è scritto,  spesso è buon senso e ragionevolezza.

I crociati è film che risente del clima dell’11 settembre (attentato alle torri gemelle). Importante il sottotitolo in inglese: The Kingdom of Heaven (Il regno del cielo), che sarebbe Gerusalemme. Il regno del cielo è un possibile mondo in cui convivono pacificamente le diverse religioni. Affinché questo avvenga, è necessario provare a capire le ragioni dell’altro, esercitare un potere fermo e tollerante, scegliere le armi della politica e non la politica delle armi. Questa prospettiva è condivisa dal re di Gerusalemme e da Saladino, nonché da pochi loro alleati dei rispettivi schieramenti. Fra questi spicca il giovane Bailan, che difenderà strenuamente Gerusalemme dall’assedio di Saladino ricavandone la pacifica evacuazione della città.

I crociati si discosta dai due film cui si è accennato in precedenza in quanto volutamente costruito sui temi della tolleranza e della politica come strumento per esercitarla.

Nel film di Scott si cerca di restituire Saladino alla sua dimensione storica di abile comandante militare, accorto e deciso capo di uno schieramento, politico intelligente e tollerante. Saladino non pratica astuzia per secondi fini. Egli dichiara apertamente i suoi obiettivi e mostra forte determinazione nel perseguirli. Saladino e il re di Gerusalemme, pur divisi dalla religione, sono uniti dalla politica, che per loro è mezzo per favorire una necessaria convivenza fra individui di religioni diverse, anche nel clima di tregua armata in cui essi agiscono. Entrambi, però, sono spietati e decisi quando qualcuno – qui i fanatici delle due parti che gridano spesso “Dio lo vuole”, soprattutto i Templari – infrange il delicato equilibrio: lo è il re di Gerusalemme con il capo dei templari, lo è Saladino quando stermina i crociati che gli muovono contro e durante l’assedio di Gerusalemme. Eppure Saladino, che lotta sempre per fare grande l’Islam, non sottomette mai l’altro alla propria causa, forse rendendosi conto, al fondo, che Gerusalemme è “niente” e “tutto”, come afferma nelle battute finali del film: prima vengono gli uomini.

      

      

   

©2009 Gaetano Pellecchia

   


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